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 LE ORIGINI DELLA DANZA

 

Si è cercato di etichettare cronologicamente le origini e le evoluzioni della musica e dei balli caraibici, ma non è stato semplice in quanto musica e ballo, comunicando lo stato d’animo dei popoli, hanno avuto a volte rapidi, a volte lenti cambiamenti ma non sempre documentabili…

 Definire la danza è difficile, forse addirittura impossibile. Molti hanno definito la danza la madre delle arti, perché vive contemporaneamente nel tempo e nello spazio. Danzando, l'uomo, con il suo stesso corpo, ricrea un movimento ritmico in una successione spazio-temporale,  viva rappresentazione di una realtà visiva e fantastica, prima ancora di affidare il risultato della sua esperienza alla materia, alla pietra, alla parola. Nella danza si riesce a rappresentare tutto: il corpo, che riesce ad emanare la potenza dell'anima; l'anima, che trae felicità e gioia dal movimento del corpo; il bisogno di danzare, perché la prorompente gioia di vivere strappa le membra dal loro torpore; il desiderio di danzare, perché chi danza acquista un potere magico che concede felicità, salute, vita; un legamemagico, che nella danza unisce la tribù, e il libero manifestarsi della propria individualità.

 "La danza, espressione motoria ordinata che sin dagli antenati animali per manifestare l'estrema tensione spirituale, si sviluppa e si allarga fino a divenire ricerca della divinità, mezzo consapevole di comunione con forze che, al di là dell'umano potere, determinano il destino".

 Nei popoli primitivi, ogni avvenimento importante viene consacrato dalla danza, perché "la danza è vita a un grado più elevato e intenso".

 In prima analisi, sembra quindi di poter definire la danza come "movimento ritmico, anche se in questo modo non giungiamo a una netta distinzione rispetto ad altri movimenti ritmici, quali correre, remare e così via. Rispetto a queste tipologie di movimento, la danza può essere distinta soltanto attraverso qualificazioni di carattere negativo.

 Se tentassimo attribuzioni positive, riusciremmo soltanto a essere imprecisi: l'attributo "giocoso", se applicato alla danza (movimento ritmico giocoso) porterebbe automaticamente a escludere tutte le danze di carattere religioso; allo stesso modo, l'attributo "non utilitario" ci farebbe escludere le danze magiche.

 Forse potremmo indicare quanto dovrebbe essere escluso come qualcosa connesso al lavoro. Ma in esso si può collocare tutto ciò che nella vita di ogni giorno viene indicato come "pratiche", ovvero ogni forma di lavoro manuale, come pure il camminare, il suonare il violino o i gesti del direttore d'orchestra. Gli aspetti ritmici dello sport e della ginnastica, però, escludono certamente il motivo del lavoro. In questo caso il confine tra la danza e queste attività verrebbe meno. Escludiamo quest'ultima delimitazione, per evitare di associare al concetto danza esclusivamente il gruppo delle danze atletiche o guerriere.

 Alla luce di queste considerazioni, definiremo danza "ogni movimento ritmico non condizionato dal lavoro".

 Fin qui non abbiamo ancora nominato la parola arte. La danza non è arte nell'accezione corrente del termine, perché questo, nel suo significato attuale allo stesso tempo troppo ampio e troppo limitato (e, aggiungiamo noi, troppo spesso adoperato a sproposito), non riesce a rendere compiutamente la pienezza di vita della danza. Ma l'arte - se viene intesa come riproduzione dei fenomeni percepiti dalla vista e dall'udito, come qualcosa che dà forma e sostanza alle esperienze inafferrabili e irrazionali dell'inconscio e che nel processo creativo fa provare la felicità dell'estasi e dell'oblio di sé - non ne viene automaticamente esclusa.

 Sempre per citare Curt Sachs -, già nell'età della pietra la danza diventa opera d'arte, finché, sulla soglia delle civiltà avanzate dell'età dei metalli, il mito se ne impossessa e la eleva al rango di dramma; ma quando nelle civiltà superiori essa diviene arte nel senso più stretto del termine, allorché diviene oggetto di spettacolo e la sua influenza è rivolta agli uomini e non più ai demoni, il suo universale potere si spezza, si frantuma. Gioco ed esercizi fisici rinunciano al ritmo e non partecipano più al carattere della danza, il dramma stesso rinnega le sue origini coreutiche e le nuove religioni disconoscono il valore della danza sacra. Quanto codeste civiltà, specialmente l'europea, hanno conservato si è scisso in arte professionale e in divertimento mondano. [...] Ma ciascuna civiltà racchiude ancora in sé, come germe spirituale, la nozione sublime che «danza» è ogni movimento soprannaturale e sovrumano.

 Il pensiero di Curt Sachs, che finora abbiamo citato e parafrasato, lascia perplessi ed è sicuramente assa diverso dall'idea che oggi abbiamo di arte in generale e di danza in particolare. Ma come può la danza essere al di sopra dell'arte, caso mai è una forma di espressione artistica, un'arte a sé stante... Proprio qui sta, invece, il fascino della definizione di Sachs: trascende dagli schematismi e dalle categorizzazioni tipiche del pensiero soprattutto europeo degli ultimi secoli, per arrivare alla concezione universale di qualcosa che non necessita di linguaggio, sovrastrutture teoriche e conseguenti interpretazioni, ma che parte direttamente dal profondo dell'Uomo inteso come corpo, anima e volontà e ad esso ritorna.


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